Natale in Abruzzo alla scoperta delle tradizioni

Hotel del Camerlengo

La tradizione non è solo la trasmissione nel tempo di un aspetto culturale, è un modo di apprezzare le piccole cose che tornano nelle nostre vite. A volte sono nascoste in una frase, in un gesto o un profumo che evocano in noi ricordi del passato, come una madeleine a Marcel Proust nel romanzo "Alla ricerca del tempo perduto". 

Il Natale in Abruzzo è l'occasione per riscoprire antichi riti e rivivere le tradizioni mentre i borghi e le città si riempiono di luci e di addobbi creando un'atmosfera magica. 

A ògne ttèrre c'è na usanze; a ògne mmijicule c'è na pànze. 
(Per ogni paese c'è un'usanza; per ogni ombelico una pancia. Paese che vai, usanza che trovi.)

Tradizioni abruzzesi di Natale: 

Molte delle usanze cambiano da paese a paese, noi abbiamo selezionato le tradizioni di Natale più conosciute:
  • LA SQUILLA
A Lanciano il Natale inizia in anticipo nel giorno dell'anti vigilia: il 23 Dicembre con la tradizione della Squilla. Un'usanza molto sentita tra i frentani che nel pomeriggio partecipano ad una processione da Piazza Plebiscito per raggiungere la chiesetta dell'Iconicelle, così come fece l'arcivescovo Paolo Tasso nel lontano 1607 rievocando idealmente il tragitto di Giuseppe e Maria. Alle 19, rientrati in Chiesa le campane iniziano a suonare, dando inizio alla festa ed è questo il momento in cui ci si ritrova nelle case per scambiarsi gli auguri e i regali. 
  • IL RITO DEL CEPPO
A partire dalla sera della Vigilia di Natale fino alla notte di Capodanno tutta la famiglia è coinvolta in questo rito in cui si brucia un ceppo per giorni senza far spegnere la fiamma. Durante la preparazione il capo famiglia sistemando il ceppo nel camino recita una formula ad alta voce: "Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane. Ogni grazia di Dio entri in questa casa. Le donne facciano i figlioli, le capre caprette, le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina e si riempia la conca di vino". 

Antiche consuetudini: 

  • GLI ZAMPOGNARI
Il suono della zampogna evoca nell'immaginario collettivo il Natale. Un duetto di musicisti scende dal Gran sasso alla Majella intonando musiche popolari in cui si respira lo spirito natalizio. Non è difficile incontrarli per le vie della città, vestiti con costumi tipici, il loro sorriso e le guance rosse. 
  • IL PRESEPE DI RIVISONDOLI
La rappresentazione del Presepe di Rivisondoli è intrisa di misticità con la Sacra Famiglia che in una grotta evoca la Natività. È un evento, diventato ormai una consuetudine che si tiene da più di 60 anni tanto da aver legato il nome del paese a questa tradizione.

Il Natale in cucina:

Come per gli eventi e le tradizioni, ancor di più per la cucina, i piatti tipici di questo periodo sono diversi a seconda delle famiglie e delle zone d'Abruzzo. L'elenco sarebbe davvero lungo, quindi vi presentiamo un estratto del menù. 
  • BRODO DI CARDONE CON LE PALLOTTINE
Una preparazione che dura diversi giorni e che cambia in base alla tradizione familiare lasciando invariati i due ingredienti principali: il cardo e le pallottine. L'odore è inequivocabile ed è il piatto che apre le danze nei giorni di festa. 
  • BACCALÀ
Tra i piatti della tradizione a base di pesce sulla tavola non può mancare il baccalà fritto in pastella accompagnato da un buon vino (ovviamente abruzzese).
  • PARROZZO
Dolce per eccellenza del Made in Abruzzo, nato nel 1920 come imitazione del pane rozzo preparato dai contadini con la farina di granturco. ll pasticcere, Luigi D'Amico, rielaborò la ricetta e lo fece assaggiare per primo a D'Annunzio che suggerì il nome dedicandogli lettere e sonetti, come questo:

"E' tante 'bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c'avesse messe a nu gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce . . . e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce . . . "

  • CALCIONETTI
Questi dolci si preparano qualche giorno prima e spesso vengono utilizzati come pensiero da regalare. Nel ripieno tradizionale c'è la marmellata di uva o di ceci e castagne, ovviamente il tutto di produzione artigianale. 

Il modo migliore per apprezzarle è sicuramente quello di viverle in prima persona. 

La tradizione non consiste nel conservare le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma. (Jean Jaurès)


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